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Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

MUSICA IN BRIANZA

Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

OFFICINE SAMOVAR 06 : musica a 360 gradi alle porte del parco di Monza.

Un nuovo successo per Officine Samovar. La sesta edizione del Festival che annualmente viene proposto a Villasanta in una bellissima location alla periferia del parco di Monza, nell’arco di quattro serate, ha presentato una selezione di gruppi emergenti per un vero percorso a 360 gradi.
L’inizio è avvenuto giovedì 19 luglio con i Black Bog Band, trio di giovanissimi che, nello spazio a disposizione ha suonato brani inediti e contenuti nel loro primo Ep “20060” uscito alla fine del 2018. Buona tecnica, suoni che si accavallavano tra punk, grunge e indie rock con testi rigorosamente in italiano. Contiamo di risentir parlare di loro in un prossimo futuro. La serata poi è proseguita con Atta Bengala e Rai.

Venerdì 20 luglio la serata più esplosiva : un trio di onemanband ha ravvivato il parco e scosso a dovere il pubblico presente. Il compito di occuparsi dell’ apertura è stato affidato a Electric Ruer con il suo potente garage rock che ci riporta all’America di metà anni ’60. Omaggi a Link Wray, Hank Williams e Roky Erickson oltre a buona parte del contenuto dei due cd di propria produzione. Un set ruvido, accattivante, aggressivo come deve essere il rock underground.

Electric Ruer

Elli de Mon è l’artista di mezzo. Tre album all’attivo, alternando chitarra acustica ed elettrica propone quasi senza sosta una raffica di brani tra rock e blues tratti dai suoi lavori (di cui l’ultimo pubblicato anche nella versione in vinile!). Ma anche lei offre una sorpresa che si avvera quando abbraccia il sitar. Ed a quel punto il suo set si trasforma davvero in un evento nell’evento.

Elli De Mon

La chiusura della serata è con Diego Potron. Di nuovo blues con cigar box e americana con chitarra acustica. Grande virtuosismo e brani coinvolgenti per un set ricco di fascino. Quando si spengono le luci la domanda ricorrente è “com’è possibile che ciascuno di questi musicisti sia riuscito a proporre da solo un set che ci ha fatto dimenticare l’assenza di una band alle spalle?”.

Diego Potron

Sabato 21 luglio è stata forse la serata più controversa. Inizio super energico con i Glory Hall ed il punk scanzonato, gioioso, scherzoso e pronto a radunare sotto il palco il pubblico per una “pogata” collettiva. Poco più di mezz’ora quasi senza soste: molto sudore, energia da vendere, tecnica consolidata. Promossi a pieni voti.

Glory Hall

Discorso a parte merita la star del giorno e cioè Auroro Borealo. Consolidato che la sua musica è definibile “giovanilistica e generazionale” , per quelli come noi che hanno superato da troppo tempo l’adolescenza risulta davvero difficile appassionarsi alle canzoni dell’artista. Ci sembra tutto troppo studiato a tavolino, preparato nei minimi dettagli per illudere il gruppo di minorenni (o quasi) stretti sotto il palco che i brani cantati in coro siano provocatori e adatti a prendere le distanze dalle altre generazioni. Il successo attesta che il prodotto “Auroro Borealo” funziona e piace ma ciò non toglie che la volgarità, paraltro fine a sé stessa, rimane tale anche quando ottiene il consenso della maggioranza.

Auroro Borealo

Domenica 22 luglio, ultima giornata del Festival, è dedicata alle ragazze, una “Girls night”.
Si parte con Leanò, giovane cantautrice milanese, che armata di chitarra propone brani di propria creazione pronta ad entrare nel mondo della canzone d’autore . Suoni raffinati con saltuarie influenze brasiliane si alternano a testi che narrano storie di vita quotidiana (a parte una sonorizzazione di una poesia di Alda Merini). Un set davvero piacevole.

Leanò

A seguire, dopo la breve pausa con le ballerine di Pole dance, è la volta di Angela Iris. Per lei è la terza partecipazione al Festival delle Officine Samovar ed alternando brani con la band e canzoni alle tastiere in solitaria presenta un concerto che mescola canzone d’autore e rock dando vita a sonorità molto curate.

Angela Iris

Quattro giorni di Festival non sono cosa da poco. Basterebbe pensare all’aspetto organizzativo che parte dal montaggio delle strutture alla gestione dei vari comparti (cucina in primis) per sentirsi in dovere di complimentarsi con questi giovani villasantesi per l’impegno profuso ai fini della realizzazione dell’evento nel migliore dei modi. Come già successo in occasione di altre manifestazioni che abbiamo seguito in questi mesi, anche Officine Samovar 06 rappresenta una lezione per i padri ed i nonni di questi giovani. E’ tempo di lasciare sempre più spazio ai ragazzi perché solo loro hanno dimostrato di aver le energie necessarie a proporre eventi di qualità. E per questo ancora una volta ringraziamo Officine Samovar per le quattro belle serate proposte e l’augurio non può essere che di ritrovarci il prossimo anno.

Carlo Pulici